Perché deleghiamo il nostro pensiero agli altri e come i bias cognitivi ci stanno trasformando in copie.
“Forse l’influenza più preziosa non è quella che crea copie. È quella che aiuta le persone a diventare più se stesse.”
Quando sentiamo la parola influencer, pensiamo subito ai social network, ai follower e agli algoritmi. Come se l’influenza fosse un concetto nato con Instagram. Ma la verità è che ci influenziamo da sempre.
Siamo il risultato delle persone che abbiamo incontrato, dei libri che abbiamo letto, della musica che abbiamo ascoltato e delle conversazioni che ci hanno cambiato prospettiva. Prima dei social c’erano gli amici, i colleghi, gli insegnanti, i genitori, gli artisti. C’erano persone capaci di lasciare un segno anche senza sapere cosa fosse un follower.
In fondo, tutti influenziamo qualcuno. Ed è proprio questo a rendere l’influenza una responsabilità, prima ancora che una professione.
La tentazione del pensiero “già pronto”
Negli ultimi anni mi sono accorta di una dinamica curiosa. Sempre più spesso mi capita di vedere persone che chiedono continuamente consigli, opinioni o conferme. Non per confrontarsi, ma quasi per prendere in prestito un pensiero già pronto da qualcun altro, da indossare come un vestito senza fare la fatica di cucirselo addosso.
Altre volte, invece, noto persone che replicano fedelmente idee, modi di comunicare o percorsi intrapresi da altri. E devo ammettere che, a volte, questa cosa mi infastidisce. Credo che sia una sensazione abbastanza umana, una reazione di autodifesa.
Perché dietro ogni idea, ogni canzone o ogni progetto c’è quasi sempre un percorso invisibile fatto di errori, dubbi, studio, esperienze e cambiamenti. Quando qualcuno ne copia soltanto la superficie, sembra quasi che venga saltata tutta quella parte faticosa che ha dato significato a ciò che vediamo. Viene preso il traguardo, ignorando la maratona.
Ma forse è proprio qui che c’è una lezione interessante: le persone non copiano davvero noi. Prendono qualcosa che le ha colpite e lo reinterpretano attraverso la loro storia, i loro limiti e le loro possibilità. Esattamente come abbiamo fatto noi con qualcun altro.
La psicologia del conformismo: i nostri Bias Cognitivi
Ma perché cerchiamo continuamente guide da seguire ciecamente? La risposta non risiede nella mancanza di talento, ma nel funzionamento del nostro cervello, che tende sempre a risparmiare energia attraverso delle scorciatoie mentali chiamate bias cognitivi:
- Il Bias di Conformismo: La tendenza psicologica a fare o credere a qualcosa principalmente perché lo fanno tutti gli altri. Seguire il branco riduce il rischio sociale di essere rifiutati, ma cancella la nostra unicità.
- L’Euristica della Disponibilità: Finiamo per assimilare e replicare le prime idee che vediamo più spesso sui nostri schermi, scambiandole pigramente per farina del nostro sacco.
- Il Bias di Autorità: La propensione a delegare il pensiero a chi percepiamo come un’autorità (o che ha un alto numero di follower), smettendo di analizzare criticamente la realtà.
Nessuna idea nasce nel vuoto
Quanti musicisti abbiamo ascoltato prima di trovare il nostro suono? Quanti autori hanno influenzato il nostro modo di pensare? Quante persone ci hanno trasmesso valori, passioni o semplicemente il coraggio di provare?
Siamo tutti il risultato di un’infinità di influenze. Il problema, quindi, non è lasciarsi influenzare o ispirare.
Il problema nasce quando smettiamo di pensare.
Nasce quando cerchiamo qualcuno che ci dica cosa fare, cosa credere, cosa desiderare. Quando sostituiamo la nostra voce con quella di qualcun altro. Perché lasciarsi ispirare è una cosa, delegare il proprio pensiero è un’altra. I social non hanno creato questo fenomeno; lo hanno soltanto reso più visibile e tremendamente più veloce.
Eppure continuo a pensare che la metrica più interessante non sia quanti follower abbiamo o quante persone ci ascoltano. La vera domanda è un’altra:
- Che tipo di traccia stiamo lasciando negli altri?
- Siamo ancora capaci di ascoltare gli altri senza perdere la capacità di ascoltare noi stessi?
Forse l’influenza più preziosa non è quella che crea copie. È quella che aiuta le persone a diventare più se stesse.